TRE RACCONTI.


TRE RACCONTI

DI

VITTORIO BERSEZIO.


IL CANE DEL CIECO.
UN GENIO SCONOSCIUTO. — GALATEA.

FIRENZE,
G. BARBÈRA, EDITORE.

1876.


Proprietà letteraria.


[v]

AL LETTORE.

— Che cosa avete voluto provare?

— Mi piacerebbe rispondervi citando inotissimi versi di Dante: «Io mi son unche quando amore spira, noto ec.» Masiccome di questa citazione si è già troppoabusato, la lascio stare. Voglio dire chedapprima nasce in me un sentimento vago eancora incerto, che poi esso viene pigliandoun po' più di precisione e mi commuovecolla potenza d'un affetto; che acquista viavia più forza, sale al cervello e vi prendeessere definito e si afferma in un'idea; alloraaccorrono intorno a questa molte immaginidi cose, di luoghi, di persone, unpo' di luce e molte penombre, qualche uggiosa[vi]nebbia più fitta, che minaccia riavvolgertutto e ricacciare ogni cosa nelcaos, o per meglio dire nel nulla. Cosìman mano la fantasia viene preparandoscena ed attori d'un dramma ideale che siforma e si rappresenta nella mente; lo spiritovede quei fantasmi e vive, pensa, sente,agisce con essi più di quello che li facciaagire; la ragione tenta una critica dellaesistenza e dei fatti loro per ridurre a unaverità più reale complesso e particolari; ela penna da ultimo si prova a tradurre inparole di scritto quelle vagheggiate creazioni,le quali, ahimè pur troppo, nei freddiperiodi della mia prosa riescono tanto lontanedalla splendidezza del sogno in cuimi apparvero.

— Capisco; va benissimo: ma codestecreazioni debbono pur voler dire qualchecosa.

— L'uomo, per quanto faccia, cerchie s'ingegni, avrà sempre per suo studiopiù interessante, più vasto, più utile e dimaggior dovere lo studio di sè medesimo.[vii]Il suo corpo e il suo spirito, i suoi sensie la sua anima, le sue passioni e il suopensiero, sembrano un campo ristretto, esono un àmbito immenso che tocca quasiall'infinito. Il romanziere che mette l'uomoin una condizione speciale di cose, d'affetti,di vicende, d'impressioni e d'interessi, poicolla scorta dell'osservazione sul vero, forseanco su sè stesso, ne esprime pensieri, voglie,tentazioni ed atti, scrive di psicologiasenza termini pseudo-greci e senza formoleastruse; e beato e benedetto lui se riescea far amare una virtù, a far ammirare unsacrificio, a far rispettato un dovere dellavita, senza seccare il prossimo!

— È dunque codesto che avete volutoottenere?

— Questi Racconti furono scritti in varieepoche, ma però l'inspirazione, comequella di quasi tutti i miei poveri lavori,mi pare la medesima. Io non farò comequel pittore che sotto al suo dipinto scrissecoscienziosamente: «Questo è san Roccoe questo è il cane;» ancorchè voi siate[viii]per dirmi che l'opera mia abbisogna ditale ingenuità di dichiarazione. Se il pensieroche ho creduto metterci è abbastanzabene espresso da comparire, se è tale chemeriti d'esser notato, spetterà al lettorelo scorgerlo e lo sceverarlo; se non hatanto pregio da ciò, non servirà a nullaogni mia chiacchierata in proposito

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